Convegno annuale della CUT – Consulta Universitaria del teatro Sapienza Università di Roma, 15-17 giugno 2027
Da dove pensiamo. Genealogie della ricerca e orizzonti metodologici plurali nelle discipline dello spettacolo
«Da dove pensiamo» presuppone un «noi» che non è più ovvio. Il nostro campo di studi è stato, peraltro, di recente ridefinito nella sua declaratoria. Chiedersi da dove pensa questo campo vuol dire, prima di tutto, chiedersi chi lo ha costruito e chi lo eredita senza averlo scelto, chi ne occupa il centro e chi lo pratica dai margini.
Ciò che raccogliamo nella denominazione «discipline dello spettacolo» si è costituito e sviluppato attraverso e grazie a un dialogo costante e ininterrotto con altri saperi. Che questo sia avvenuto è ovvio, e non è la nostra domanda. La domanda è che cosa esattamente sia avvenuto, come, quando e perché.
Vi è una ragione strutturale al fondo di questo confronto, e dipende dalla natura dell’oggetto o dalla storia dei saperi che hanno costruito il nostro campo di studi?
L’interdisciplinarità, come hanno insegnato autorevoli studiosi, non consiste nel convocare due o tre scienze attorno a un tema, ma nel creare un oggetto di studio nuovo, che non appartenga a nessuno.
Le arti performative non abitano nelle singole componenti di cui sono fatte ma nell’operazione che le convoca e le tiene insieme senza scioglierle; ed è per questo che la nostra disciplina si è, appunto, pensata più in termini di campo di studi che di un univoco oggetto. Se il nostro fosse un oggetto-sintesi si spartirebbe per competenze (il testo al filologo o al letterato, la musica al musicologo, gli apparati allo storico dell’arte, e via di seguito); ma la sua natura risiede nella relazione fra discipline, e la relazione non appartiene a nessuna delle discipline che vi concorrono.
Forse è per questo che di quelle discipline abbiamo spesso importato, più che i metodi consolidati, le crisi; le abbiamo prese in prestito nel momento in cui dubitavano di sé, assumendone la versione scettica.
Se l’ipotesi regge (ed è ciò che vorremmo mettere alla prova) spiegherebbe anche perché un campo da sempre privo di un positivismo disciplinare da difendere abbia sviluppato un’affinità elettiva con i margini autocritici degli altri saperi; forse non «siamo interdisciplinari perché siamo ricchi», ma ricettivi al dubbio altrui perché, in fondo, non abbiamo mai davvero avuto una casa da difendere. Ed è possibile, paradossalmente, che la ricchezza di questo campo si sia mostrata più nella sua indisciplina che nella sua affermazione disciplinare.
Interdisciplinarità non è oggi soltanto una categoria epistemologica. È anche la parola-chiave dell’architettura di finanziamento della ricerca, un requisito di ammissibilità che influenza il nostro lessico e i nostri ragionamenti. Il rischio, da cui vorremmo tenere il convegno al riparo, è quello di apprendere a parlare il linguaggio dell’istituzione fino a scambiare le categorie per ovvietà.
Il convegno intende dunque proporre uno spazio di riflessione sul modo in cui questa continua messa in discussione dei confini abbia caratterizzato le nostre genealogie e i nostri indirizzi di ricerca; su cosa gli studi dello spettacolo abbiano offerto, a loro volta, a campi lontani; e sul modo in cui, oggi, il dialogo con altri saperi prepari gli sviluppi futuri della nostra disciplina, o eventualmente il suo stesso superamento.
Usiamo genealogia in senso proprio e impegnativo: non solo radici e debiti riconoscenti, ma anche provenienze accidentali, rapporti di forza, esclusioni. Una genealogia dovrebbe occuparsi anche dei conflitti, delle importazioni fallite, delle eredità legittime, ma anche della dissoluzione dell’origine.
Piuttosto che suggerire assi tematici, vorremmo proporre una tipologia di domande ovvero di vincoli per mezzo dei quali elaborare i contributi:
- Esempi di lavoroda un libro/studio non teatrale: non raccontare cosa quel libro/studio ha insegnato, ma illustrare e spiegare un’operazione. Un documento, un caso, un problema che senza quel libro o studio non si sarebbe potuto trattare, e come. Dunque non il debito verso quel libro, ma la mossa che ha consentito di fare nella propria ricerca.
- Esempi di importazioni fallite: il metodo che ci ha sedotti ma non ha retto alla prova del materiale. Può essere uno dei momenti in cui l’epistemologia di un campo si rivela davvero.
- Esempi di esportazione (conprove, non affermazioni): la domandas su “cosa abbiamo offerto agli altri” corre il rischio di diventare una manifestazione di vanità; riformulata empiricamente (chi cita i nostri concetti fuori dal settore disciplinare, dove, con quale esito) diventa una relazione che vorremmo ascoltare (anche se i risultati potrebbero non piacerci).
- Inversione generazionale: non chiediamo la genealogia a chi l’ha costruita, ma a chi la eredita senza averla scelta, formatosi magari su bibliografie anglofone, su archivi digitali, in condizioni di precarietà. Che cosa si vede della tradizione, da lì.
- Le relazioni con le pratiche: Anche in questo caso ci interessa l’operazione resa possibile dalla prossimità al campo: raccolta etnografica, intervento pedagogico, pratica scenica, critica, curatela. Ci interessano, anche qui, gli esempi di casi che sono diventati strumento di conoscenza; la mossa che hanno consentito di fare.
- Esempi di cosa, oggi, non è dicibile/praticabile come ricerca teatrale legittima: il caso singolarissimo, lo studio che ci sembra non dialoghi con nulla, la ricerca che non produce impatto, l’oggetto che appare stravagante alla norma disciplinare. Quale è la attuale teratologia della nostra disciplina? I mostri che si aggirano ai suoi margini, e che potrebbero potenzialmente parlare di noi anche più delle nostre genealogie legittime e dei nostri maestri riconosciuti.
Formati di partecipazione
Per favorire modalità diverse di elaborazione e discussione, sarà possibile presentare proposte secondo differenti formati.
Relazione individuale. Una proposta originale sviluppata attraverso un caso, un corpus o un problema metodologico circoscritto. Gli interventi selezionati avranno una durata massima di 20 minuti.
Sessione coordinata. Una proposta presentata congiuntamente da tre o quattro partecipanti attorno a una questione comune. La proposta dovrà chiarire la domanda che tiene insieme la sessione e il contributo specifico dei singoli interventi, evitando la semplice aggregazione di relazioni autonome. (Durata indicativa: 90 minuti)
Questione in discussione. Tre-quattro proponenti possono sottoporre una domanda, una controversia, un problema metodologico o epistemologico da affrontare attraverso un confronto strutturato. Non è richiesta la presentazione di relazioni consecutive. La proposta dovrà indicare la questione comune, le differenti posizioni o prospettive coinvolte e il modo in cui si intende organizzare il confronto. Sarà privilegiato il carattere dialogico e sarà riservato uno spazio significativo alla discussione con i partecipanti al convegno. (Durata indicativa: 60 minuti)
Il Comitato scientifico si riserva, d’intesa con i proponenti, di suggerire l’accorpamento di proposte individuali o una diversa articolazione delle sessioni quando ciò possa favorire il confronto scientifico.
Modalità di partecipazione e invio delle proposte
Il Convegno è aperto a tutti i soci e le socie della CUT e si terrà dal 15 al 17 giugno 2027 presso la Sapienza Università di Roma.
Le proposte dovranno essere inviate in formato Word o PDF e contenere:
Per le relazioni individuali:
– titolo;
– abstract di massimo 500 parole;
– breve nota biografica del proponente; – 3-5 parole chiave;
Per le sessioni coordinate:
– titolo e presentazione della questione comune, massimo 500 parole; – titolo e abstract dei singoli contributi, massimo 300 parole ciascuno; – breve nota biografica di ciascun partecipante
Per le questioni in discussione: – titolo;
– presentazionedellaquestioneedelleragionicherendonoutileaffrontarlainforma dialogica, massimo 700 parole;
– indicazionedeipartecipantiebrevedescrizionedelledifferentiprospettivecoinvolte; – breve nota biografica di ciascun partecipante,
Le proposte dovranno pervenire all’indirizzo convegnocut2027@gmail.com entro e non oltre il giorno 1 novembre 2026.
Gli esiti della selezione saranno comunicati entro il 20 dicembre 2027.
Le proposte saranno valutate dal Comitato scientifico sulla base della pertinenza rispetto alle questioni ovvero i vincoli posti dalla call, della chiarezza della domanda di ricerca, della qualità dell’impostazione metodologica e della capacità di contribuire alla discussione complessiva del convegno.
Comitato scientifico
Fabrizio Deriu (Università di Teramo)
Lorenzo Donati (Università di Bologna)
Stefano Locatelli (Sapienza Università di Roma) Silvia Mei (Università degli Studi di Bari Aldo Moro) Claudio Passera (Sapienza Università di Roma) Gabriele Sofia (Università di Roma Tre)
Giulia Taddeo (Università di Genova)
Mimma Valentino (Università Orientale di Napoli)


