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Call for papers, Graduate Conference “Il ‘magazzino dello ingegno’. Il repertorio come sistema circolare”, Università degli Studi dell’Aquila, 14-16 dicembre 2022

Nonostante il termine “repertorio” sconti spesso un’accezione prevalentemente archivistica, il suo significato non suggerisce solo l’idea di conservazione, ma anche quella di non-finito, di produzione continua, circolare. Meglio sarebbe identificarlo come l’insieme di «possibilità stilizzate e stilizzabili» interne alle opere stesse, contemporaneamente materia e risultato di un’operazione di modificazione (Gazzoni), un catalogo di pratiche non cristallizzate, precedentemente esperite e nuovamente praticabili, sottoposte cioè a un costante riuso.
Questa Graduate Conference, seguendo un approccio interdisciplinare e intermediale, si propone di indagare il repertorio in quanto operazione artistica, di osservare come il suo andamento circolare possa modificare la percezione stessa della temporalità e lasciar emergere inaspettate ricorrenze.
L’estetica romantica, tutta incentrata sull’originalità e l’innovazione, proponeva un paradigma evoluzionistico per cui l’arte si troverebbe in uno stato di rivoluzione permanente e la cultura non sarebbe altro che un susseguirsi di piccole fratture successive, in una costante lotta tra vecchio e nuovo (Mazzoni). Ma uno sguardo sincronico e diacronico rispetto alla storia compositiva di ogni prodotto artistico rende evidente la presenza di echi, rimandi e stratificazioni che testimoniano tutti i complessi contatti che le autorialità hanno avuto con tradizioni e culture differenti. Lo conferma lo sviluppo dei Cultural Studies (con la fondazione del CCCS nel 1964 presso l’Università di Birmingham), dei Feminist Studies, dei Postcolonial Studies, delle teorie decostruzioniste di Derrida e de Man che hanno messo in crisi un’intera visione culturale dell’arte e demolito la gerarchia estetica che a essa è strettamente legata.
Ogni opera non è un oggetto singolo, ma un complesso di rapporti (un rizoma seguendo Deleuze e Guattari), motivo per cui continuità e rottura con la tradizione non sono che i due poli estremi dell’ampio spettro di modalità attraverso cui è possibile approcciare al oncetto di repertorio. Si pensi a come la letteratura lavora sui repertori noti recuperandoli, stravolgendoli e ricostruendoli a sua volta, o a come, fuori dalla testualità scritta e in particolare nell’ambito delle arti performative, il corpo possa essere concepito come un repertorio vivente, riempito e quindi contaminato da storie, tensioni, voci, gestualità, pratiche di mestiere e partiture fisiche. Infine, si considerino i contatti tra vecchie e nuove medialità, basti come esempio, nella prospettiva di un’archeologia dei media e della tecnologia (Parikka), il paradigma della performatività che si replica nelle produzioni di realtà aumentata.
Quando tecniche e pratiche artistiche si grammaticalizzano entrano di diritto a far parte della tradizione: si tratterà quindi di interrogarsi sul rapporto sempre dialettico che si instaura tra repertorio tradizionale e repertorio sperimentale, insistendo proprio su quei punti in cui i due si contaminano facendo affiorare la gamma possibile di realizzazioni e soluzioni. Ancora, è noto che il termine repertorio può designare l’insieme dei tratti specifici di una determinata produzione artistica, in tal senso sarà interessante provare ad analizzare repertori artistici originali e caratterizzanti che costituiscono la cifra stilistica di una o più soggettività artistiche.

Si elencano quindi possibili (ma non esclusivi) punti su cui ragionare:

• Repertorio come analisi del rapporto tra permanenza e innovazione nelle numerose combinazioni possibili a partire dalle pratiche tradizionali (dal rifiuto al riuso, dal recupero parziale alla riscrittura parodica);
• Repertori (tematici, formali, lessicali, linguistici, gestuali, etc.) a confronto;
• Produzione autonoma di repertori tematici, formali, lessicali, linguistici, gestuali, etc. caratterizzanti dentro l’opera di artist, con particolare attenzione all’uniformità e/o disomogeneità che li contraddistingue;
• Indagini sulle dinamiche e i motivi storici, politici e culturali che determinano l’esclusione o l’inclusione di elementi durante la composizione di un repertorio;
• Varie possibilità di commistione tra repertori che sono propri di media differenti;
• Repertorio come prodotto di autorialità plurime (compagnie, gruppi, collettivi);
• Repertorio come strumento attraverso cui performare la natura molteplice dell’identità.

Saranno particolarmente apprezzati contribuiti che affrontano in una prospettiva originale il concetto di repertorio, in particolar modo se dotati di un taglio transdisciplinare che prenda in considerazione la letteratura, il teatro, il cinema, le arti visuali, figurative e performative in genere.

La call è rivolta a dottorand e dottor* di ricerca (da non più di tre anni). Le proposte di contributo provviste di titolo, abstract (max 2000 battute spazi inclusi) e breve profilo bio-bibliografico (600 battute spazi inclusi) dovranno essere inviate in formato pdf entro il 30 giugno ai seguenti indirizzi:

eleonora.luciani@graduate.univaq.it
mariaclaudia.petrini@graduate.univaq.it
mariagiovanna.stati@graduate.univaq.it

Gli interventi dovranno avere la durata massima di 15 minuti. L’esito della selezione sarà comunicato entro il 10 agosto 2022. È prevista la pubblicazione degli atti, previa approvazione dei contributi da parte del comitato.
Il comitato organizzativo resta a disposizione per ogni chiarimento.

Comitato organizzativo
Eleonora Luciani
Maria Claudia Petrini
Maria Giovanna Stati

Comitato scientifico
Giuseppe Di Natale
Massimo Fusillo
Serena Guarracino
Doriana Legge
Mirko Lino
Laura Lulli
Valeria Merola
Teresa Nocita
Luca Pezzuto
Gianluigi Simonetti